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Aggiornato il 20/07/05

 

FORUM > Carcinomi di Intervallo
(aggiornato il 20/07/05)

Burani R, Caimi F, Maggioni C, Marinoni G, Pellizzoni R, Pirola ME, Villa R, Ciatto S. Quality assessment of the mammographic screening programme in the Azienda Sanitaria locale Provincia Milano 1 -- analysis of interval cancers and discussion of possible causes of diagnostic error. Radiol Med (Torino). 2005 Mar;109(3):260-7.

Controllo di qualità del programma di screening mammografico nella Azienda Sanitaria Locale Provincia Milano 1 – Analisi dei carcinomi di intervallo e discussione delle possibili cause di errore diagnostico
Scopo. Valutare la sensibilità del programma di screening mammografico e le cause di mancata diagnosi nei casi comparsi poi come carcinomi di intervallo (CI)
Materiale e metodi. I CI sono stati identificati mediante incrocio dell’archivio delle donne esaminate negli anni 2000-2002 con le schede di dimissione ospedaliera (SDO) per carcinoma mammario 2000-2002. Per il calcolo del tasso proporzionale dei CI osservati/attesi è stato utilizzato l’incrocio fra le donne esaminate negli anni 2000-2001 e le SDO (osservazione biennale per l’anno 2000, completa per il primo anno per il 2001). La frequenza registrata rispetto all’incidenza attesa è stata confrontata con gli standard internazionali e con i dati della letteratura. I radiogrammi di screening precedenti i CI, mescolati in modo casuale con radiogrammi di casi negativi, sono stati sottoposti a rivalutazione in lettura cieca da un revisore indipendente, applicando i criteri convenzionali per la classificazione della causa di errore (carcinoma occulto, segni minimi, errore di screening)
Risultati. L’analisi delle SDO dal 2000 al 2002 ha consentito di identificare 31 CI invasivi rispetto a 89 carcinomi attesi. Il tasso proporzionale di CI osservati/attesi nel primo e secondo anno dell’intervallo di screening è stato rispettivamente del 26% e 67%. La revisione radiologica, possibile in 38 CI su 61 casi totali riscontrati, ha classificato 20 carcinomi come occulti (52,6%) mentre la presenza di segni minimi o errore di screening è stata segnalata rispettivamente in 2 (5,2%) e 16 (42,1%) casi: un sospetto diagnostico era stato effettivamente originalmente formulato in 7 su 16 casi classificati come errori di screening, ma l’approfondimento diagnostico successivo non era stato in grado di diagnosticare il CI.
Conclusioni. Il tasso proporzionale di CI risulta più elevato di quanto riscontrato in letteratura e comunemente raccomandato (<30% nel primo,<50% nel secondo anno dell’intervallo). L’analisi delle cause di errore rivela un eccesso di errori diagnostici rispetto a quanto raccomandato (<20% dei CI rivalutati come errori di screening), ma anche una certa frequenza di CI (7/38=18,4 %) effettivamente positivi allo screening, ma misconosciuti all’approfondimento diagnostico. Complessivamente l’analisi rivela una ridotta sensibilità del programma di screening, analogamente a quanto riscontrato in altri programmi di screening territoriali, che mostrano una performance inferiore ai centri di eccellenza, e suggerisce comunque l’introduzione di correttivi per migliorare l’accuratezza diagnostica. L’analisi e la revisione critica dei CI è un indicatore precoce di efficacia dello screening mammografico ancora poco utilizzato nei programmi di screening in Italia. L’uso delle SDO, ancorché affetto da limitate possibilità di errore, è vantaggioso perchè fornisce dati più precocemente rispetto ai registri tumori ed è la fonte di informazione più attendibile ove questi ultimi non esistono: questa metodologia potrebbe essere applicata nei programmi di screening.

Traggo spunto da questa pubblicazione (una analoga condotta in alcune ASL venete è di prossima pubblicazione) per aprire un tavolo di discussione sul tema dei carcinomi ci intervallo. Queste entità, piuttosto neglette, dovrebbero invece essere più tenute da conto, perché costituiscono al momento uno, se non il più valido indicatore della performance di un programma di screening. La loro identificazione, spesso ritenuta impossibile in assenza di un registro tumori, può invece (e lo studio sopra riportato lo dimostra) essere attuata in base alle SDO. La loro revisione non è un problema insormontabile dato che ove la si è tentata (Firenze, Milano, Veneto), è sempre riuscita. Sarebbe auspicabile che nel GISMa nascesse un dibattito su questo tema: i soci che si sono iscritti nel gruppo di studio non sono molti, e spererei che la discussione coinvolgesse, oltre che loro, una più ampia parte degli iscritti, dato che il tema è a dir poco essenziale per le finalità del GISMa.

Se qualcuno ritiene di unirsi a me nella discussione di questo argomento, può contattarmi a s.ciatto@cspo.it e io provvederò a immettere il suo contributo nel forum di discussione nell sito www.gisma.it sul web.

Stefano Ciatto


Segreteria GISMa - Casella Postale 41 c/o Ufficio Postale Grassina - 50012 Grassina (FI) - Tel/Fax: 055 - 6461049 - e-mail: segreteria@gisma.it